Wanderstop
Forse, come quando siamo innamorati, ogni canzone ci parla di lei; oppure era proprio il gioco giusto al momento giusto, così diretto da sembrare una pugnalata.
Wanderstop è un “gioco di non lavorare”: vuole che tu faccia cose, ma ti chiede di farle rispettando i tuoi tempi, godendoti ogni pausa, senza lasciarti prevaricare dagli obiettivi che ti piazza davanti. E non è facile, nei videogiochi siamo abituati ad eseguire gli ordini, come pure nella vita, e serve volontà e attenzione per non lasciarsi trasportare dal flusso degli incarichi.
Difficile parlare di problemi di ritmo o durata di un gioco che chiede di rallentare, mi è evidente il paradosso, ma qualcosa comunque non ha funzionato a tirare le somme. Puoi farlo a modo tuo, puoi tirare il fiato, ma il gioco ti chiede sempre di accontentarlo per andare avanti, la sua libertà è solo una facciata. Restano dei personaggi importanti, resta un percorso che può essere molto intimo, ma le cose del tè, bhè, quelle sono poco più che un contorno inutile.
Ci sono troppe cose di Wanderstop che sembravano parlarmi, che sussurravano forte al mio momento di vita, troppe per essere un caso, troppe anche per poter parlare ad ognuno di voi.
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