Mixtape
I miei riferimenti musicali sono fermi agli anni settanta, parecchio italiani pure, lo dico perché questo gioco non può prescindere (almeno credo) da una certa passione per la musica che di certo non fa parte della mia vita. Però ho gli occhi.
Mixtape è quella roba che mi aspettavo: una puntata di Dawson’s Creek che parla a un pubblico di vecchi che forse dovrebbero fare altro nella vita. In mezzo una spruzzatina di gameplay innocuo, ma pensato con dignità, e tanta musica di contorno che non ci provo nemmeno a giudicare. Però ho gli occhi, dicevo, e su schermo non ce n’è davvero per nessuno. Gusto mio, ma pure Replaced ne esce ridimensionato.
Perché Mixtape è davvero strepitoso a guardarlo dritto in faccia, pieno di soluzioni registiche interessanti e capace di staccare con disinvoltura tra giocato e filmati. Strizzando più di un occhio al fascino riscoperto per gli anni ottanta, prendendosi qualche libertà metaforica e strappando qualche sorrisino, il viaggio vale la candela solo per lanciarsi con un carrello a mille all’ora e inseguiti dalla polizia.
È che non mi emozioni facilmente, l’amicizia e l’adolescenza l’hanno già raccontata meglio di così, non può essere quella la portata principale. Ma tre ore, tre, ce le butto sempre volentieri se manco ci provi a mettermi i bastoni tra le ruote.
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